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Collana "Punto Metallico" 

Una sfida, un invito ad esprimersi, ancora un "luogo" in cui presentare e proporre le proprie produzioni letterarie, grafiche, fotografiche! ... in una parola la "creatività".

Vi sono autori bravi e sensibili, persone che è bene conoscere attraverso ciò che hanno elaborato sia nei contenuti che nelle forme ... ma non sempre il "mercato" (o meglio il profitto) osa rischiare per un nome nuovo o per un prodotto originale; ebbene "Punto metallico" è una veste agevole e dignitosa in grado di far conoscere e fare apprezzare; forse contribuisce anche ad arricchire di qualità un universo che oggi è regolato più dall'immagine che dalla raffinatezza e dal buon gusto.

 

 

Il canto d’amore e di morte dell’alfiere Christoph Rilke è la traduzione e l’adattamento teatrale della ballata di Rainer Maria Rilke, curata da Maria Grazia Castoldi Bruggi: fedele ai canoni della tragedia classica è una storia ambientata nel XVII secolo, ai tempi dell’assedio di Vienna da parte dei turchi; la Storia diventa lo scenario in cui un giovane sperimenta in un tempo brevissimo le realtà dell’amicizia, della guerra della passione, della morte eroica.  

 

Settennii, di Amedeo Bologna, è stata una delle opere che avevano tenuto a battesimo la nascita della collana "Punto Metallico"; riedito per l’occasione, racconta settant’anni della vita di un uomo che si rispecchia nell’aspra morfologia della roccia, trovando in essa ammaestramenti, sollecitazioni e ... la consolazione di una presenza rassicurante al di sopra della umana follia. Ispirato dalla nota elegia di Solone, è un delicatissimo viaggio lungo questo secolo, le sue quotidianità ma soprattutto le sue tragedie, così come è stato percepito nella vita di un uomo come tanti, il cui unico sogno, in fondo, poteva essere soltanto quello di una vita normale vicino ed in mezzo ai suoi cari ed alle sue montagne.

 

 Il quadro di Sofia Cossard è la prima pubblicazione "autonoma" dell’autrice; riunisce 16 racconti brevi, frutto di associazioni, di allucinazioni e di sogni. Scritti nell’arco di diversi anni (alcuni recenti ed altri recuperati da vecchi quaderni), esprimono la continua ricerca di un punto di equilibrio sia all’interno di se stessi sia rispetto all’esistenza, lungo un percorso nel quale è forte e imprescindibile la presenza di elementi fisici quali il mare e di impulsi spirituali quale il desiderio di librarsi nell’aria 

 

 Dada, speranze e dubbi di Federico Gregotti propone 5 storie fantastiche di sogni negati, di trepidanti attese, di amori perduti e, forse, ritrovati. In un alternarsi di elementi autobiografici, talmente veri da diventare irreali, quasi visionari, si raccontano diversi modi di vivere lo stesso strappo: la perdita di chi si ama più della propria vita. Lungo una segreta trama di immagini, simboli e parole che migrano da un testo all’altro e che lega le cinque storie.

 

 Come il cardo di Telgte di Loredana Faletti è ancora una raccolta di racconti che nel loro insieme, inseguendo emozioni, percorrono e tracciano una storia. Il titolo si ispira ad una vicenda risalente al XVII sec.; nel corso di spaventose guerre intestine, un gruppo di,poeti si riunisce cercando di trovare al proprio interno un motivo forte ed unificatore per continuare a scrivere e a sperare. Unico fiore che aveva resistito in una terra in rovina, il cardo diviene il loro simbolo; "simbolo di un’epoca nemica", tuttavia "così, isolato e in sé preso, il cardo era bello."

 

 

Micrangelìe è un romanzo breve di Luigi Vago, un autore per il quale la vita, l’opera, la lingua, sembrano sperimentare le infinite possibilità della dicotomia, di pirandelliana memoria tra vero e verosimile; nel seguire la messa a fuoco della figura di Marina, la "protagonista" della storia, si incontra lo stesso senso di stupore (che finisce per poter oscillare dal fastidio alla curiosità) che accompagna le notizie biografiche sull’autore di cui si sa solo che, nato a Nervi (GE) nel 1961, ha fatto il Liceo ad Aosta e si è laureato in Lingua ebraica a Napoli; attualmente si specializza in Filologia semitica presso il Besh-’Amel di Gerusalemme: sposato e padre di Rebecca e Sara, è autore dei saggi: Alef senza spirito (Napoli, 1998) e Sergio Quinzio, "sposo" della Bibbia (Milano, 1999) e come narratore ha al suo attivo un romanzo breve, o racconto lungo, Palinsesto del dolore. 

 

 

 

Fort Village è la prima opera "non valdostana" di questa iniziativa del progetto "Intra montes" ma che propone temi e situazioni assolutamente "attuali" per la nostra realtà: si tratta del copione originale (in occitano con traduzione a fronte in italiano) dell’omonimo testo teatrale scritto, prodotto e portato in scena nel 1998 dal Gruppo Teatro Angrogna, una quindicina di non-professionisti delle valli valdesi con oltre 25 anni di attività alle spalle, guidati da Jean Louis Sappé, sindaco del paese di Angrogna. Una commedia dove si racconta di una valle (che potrebbe essere una qualsiasi vallata dell’arco alpino) in cui gli abitanti di un piccolo villaggio sono tentati da un’offerta destinata a cambiare la loro vita; dove agiscono strani figuri, chi interessato al denaro, chi a rendere la valle famosa; dove appaiono all’improvviso personaggi fantastici ed irrazionali, propri dell’immaginario collettivo; dove si sviluppano trame ironiche e grottesche, che sono il pretesto per far divertire, discutere, agire; dove un tema di stretta attualità diventa metafora della prepotenza del potere, anche quando si mostra democratico e progressista.

La bicicletta di Yan è ancora un testo teatrale del Gruppo Teatro Angrogna; l'opera, che ha debuttato nell'autunno 2001, è ancora una volta la scusa per proporre una riflessione su alcuni temi di stretta attualità. Un "giallo" attraverso il quale il gruppo valdese si pone e pone al pubblico una serie di inquietanti domande:  Esiste ancora la verità? E quale verità?!Quella che sentiamo in televisione, quella attaccata alla nostra coscienza, che ci viene dal nostro credo politico o religioso? Quante verità conosciamo? Una, mille ... ?!E possiamo ancora confrontarla con la verità altrui, oppure è la nostra la sola verità che vale?E cosa ci fa il cadavere di un extra comunitario al “Colle della Civetta”? Ci siamo mai accorti che intorno a noi sono cambiati i volti dei compagni di scuola dei nostri figli, e che per la strade delle nostre valli incontriamo sempre più spesso donne con il capo coperto e l’abito lungo, e che circolano di nuovo tante biciclette? Con questo spettacolo il Gruppo Teatro Angrogna lancia una sfida soprattutto a se stesso, racconta al futuro una storia presente che è anche storia passata. "Come sempre -dicono i protagonisti - l’inquietitudine che ci spinge è raccontare di noi: di come siamo, di quale forza ci spinga a ritrovare la nostra identità di uomini e donne che cercano di vivere il loro tempo per il meglio."Due storie si intrecciano; la difficile integrazione e la poca accoglienza rivolta allo straniero costretto da precise scelte economiche a trasferirsi nel ricco mondo occidentale; la sfida di una televisione di provincia che si trova a giocare una partita troppo grande ...

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