Il “nuovo” progetto    

L'accordo di Programma

 La protesta dei proprietari 

L’impianto di Dolonne

L'Accordo di Programma, "L'ultima pallottola"

per lo Stato di Diritto e la dignità dell'Autonomia?

un'azione di

a cura di  
Luisa Aureli Bergomi 
ed Eligio Milano  

  Courmayeur - febbraio-marzo 2003

"Le istituzioni democratiche 
non garantiscono la democrazia"  
                                        Ralf Dahrendorf  

Mentre il progresso scientifico e tecnico non cessa di suscitare la nostra meraviglia e il nostro entusiasmo (…)  continuiamo, sul tema del progresso morale a interrogarci esattamente come duemila anni fa"  

Norberto Bobbio


L'impianto di Dolonne
L'Accordo di Programma,
"L'ultima pallottola" per lo Stato di Diritto e 
la dignità dell'Autonomia?

                              schema

L'impianto di Dolonne

L'Accordo di Programma,

"L'ultima pallottola"

per lo Stato di Diritto

la dignità dell'Autonomia?

 

Dichiarazione introduttiva                                          top

Noi riteniamo che l’Accordo di Programma per l’Impianto di Dolonne a Courmayeur, in fase di approvazione in queste settimane, sia da ritenersi se non illegittimo, sicuramente immorale e pericoloso in quanto, per arrivare a ciò, si è provveduto a mettere a punto una interpretazione quantomeno arbitraria delle normative vigenti, che mina nel profondo e contraddice lo spirito delle stesse (in particolare del PTP). Tutto ciò, a nostro avviso, significa, di fatto, toccare la natura profonda dello Stato di Diritto e conseguentemente della autentica democraticità e dignità dell’Autonomia.

 

Alcuni dati tecnico-storici                                          top

Lo scorso 25 febbraio 2003, il Consiglio Comunale di Courmayeur, a maggioranza, ha definitivamente approvato l'Accordo di Programma per la nuova telecabina di Dolonne.

Pochi passaggi mancano ora alla partenza "vera e propria" dell'opera; un analogo atto di approvazione da parte del Consiglio Regionale, il parere del Via, la firma del presidente della Giunta Regionale, le ratifiche dell'atto.

Dopodiché, veramente si potrà dire "il dado é tratto".

Ma quale "dado"?

Vale la pena di provare a spiegare alcune cose.

Come per qualunque opera piccola o grande che debba essere fatta, (che si tratti di un'imponente infrastruttura o di una villetta), anche l'impianto di Dolonne, per essere realizzato, deve rispondere ad alcuni requisiti.

Tra questi, la compatibilità con le leggi vigenti ed in particolare con gli strumenti di gestione e pianificazione territoriale comunali e regionali; vale a dire, per esempio, il Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) e il Piano Territoriale Paesistico (PTP).

Per l'Impianto che il 21 dicembre 1998 si è deciso di realizzare a Courmayeur, è difficile "arrivare" a questa compatibilità, e lo disse con chiarezza l'ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), quando espresse all'unanimità parere negativo sul primo progetto presentato nella primavera-estate del 2000, dicendo tra l'altro:

«(…)parte del tracciato dell’impianto ricade in zona EV- area di salvaguardia paesaggistica ai sensi dell’art. 26 delle norme tecniche di attuazione del vigente PRG: in tale zona "è vietata l’edificazione ed è ammessa esclusivamente la manutenzione dei fabbricati esistenti (…) »; e ancora « (…) la tutela di cui sopra trova riscontro anche nel PTP, che classifica tale ambito quale "area di specifico interesse paesaggistico, storico, culturale o documentario" (individuata con il codice P30). Tale ambito è normato dalla prescrizione direttamente cogente e prevalente dell’art. 40 delle Norme di attuazione del PTP che dispone che in tali aree "non sono consentite edificazioni di infrastrutture, salvo quelle inerenti alle attività agricole "(…)»

Siamo chiari: queste non conformità erano relative al "primo progetto", che non è passato; quello che Giunta regionale e Comunale di Courmayeur avevano cercato di portare avanti, adottando una procedura che il TAR, a seguito di un ricorso inoltrato da alcune associazioni, aveva giudicato "illegittima".

Si tratta quindi di rilievi che non sono immediatamente applicabili al "nuovo" progetto attualmente in pista, il quale, però, non risulta essere sostanzialmente e profondamente differente da quello già bocciato.

A partire dalla bocciatura del TAR infatti, i tecnici hanno dovuto procedere ad una "revisione" del progetto originario, ma la cosa ancora più importante, è che è stata impostata una "rielaborazione" della procedura.

Cerchiamo di capire ancora meglio.

L'impianto che, nel 1998, CMBF-CDA (Courmayeur Mont Banc Funivie - Compagnie des Alpes) si dichiarò pronta a realizzare - ma soprattutto l'unico che, (fece capire nemmeno troppo velatamente), era disposta a realizzare (in termini di dislocazione e portata) - aveva un carico di "problematicità" enorme dal punto di vista della compatibilità con le norme vigenti; per arrivare alla sua realizzazione l'unica strada che si poteva provare a percorrere era quella dell'utilizzo di uno strumento chiamato "Accordo di Programma".

Si tratta di un atto previsto dalla legge con il quale le istituzioni competenti e i soggetti interessati (nel nostro caso Comune, Regione e CMBF-CDA) si mettono d'accordo per sistemare con un unico tavolo, tutti i particolari che riguardano un determinato progetto.

Uno strumento pensato dal legislatore per affrontare situazioni "particolari" ed "eccezionali" come potrebbero essere opere di straordinaria emergenza quali la ricostruzione di infrastrutture "vitali" resesi tali a seguito di gravi calamità.

In ogni caso per arrivare all'approvazione di un Accordo di Programma è necessario che venga acquisita tutta una serie di documenti e pareri tra cui anche quello della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che a sua volta si forma sul concorso di tutta una serie di giudizi di diversi uffici.

Quello che è successo per il primo progetto di Dolonne è che il parere del VIA, e diversi di quelli su cui esso si basava, erano risultati negativi e in ragione di ciò il TAR aveva dichiarato illeggitima l'approvazione votata comunque dalla Giunta Regionale nel settembre 2000 e la conseguente procedura di avviamento dell'Accordo di Programma.

Si poteva prendere atto che "quel progetto" non era realizzabile, e seguire le indicazioni contenute nel già citato parere negativo del VIA, che suggeriva di sviluppare delle ipotesi progettuali alternative per altro già prospettate negli studi presentati alla sua attenzione.

Ma non è andata così; come già accennato, piuttosto che mettere a punto un'alternativa di impianto si è scelto di mettere a punto … un'alternativa di procedura (!!!).

Infatti, mentre i tecnici procedevano alla revisione del progetto (cercando di rispondere alle osservazioni di natura tecnica, senza per altro modificare sostanzialmente né il tracciato né la "natura" dell'impianto), nel frattempo gli "uffici competenti" studiavano "una strada" che consentisse di…"risolvere i problemi di ordine legislativo e burocratico.

Come? Semplicemente così.

Dal momento che il VIA ben difficilmente avrebbe potuto esprimere un parere favorevole anche sul "nuovo" progetto - stante l'alto tasso di incompatibilità della filosofia di base dell'Impianto, con le norme -bisognava "superare" questi vincoli.

Senza però mettere in moto quelle complesse, lunghe, imprevedibili, difficilmente controllabili, e "pericolose" (politicamente parlando) procedure che avrebbero potuto essere (per esempio) una "variante sostanziale" al PRGC di Courmayeur e/o una revisione "sostanziale" della lettera e dello spirito del PTP.

Era, ripetiamo, più semplice cercare una visione "alternativa" dello spirito e dell'applicazione delle leggi che dell'impianto.

In altri termini; se le leggi, nella loro interpretazione corrente (quella "uguale per tutti) non consentivano di fare quel che si era deciso di fare, bisognava "piegare" le leggi a questa volontà; "piegare", non modificare, in quanto ciò sarebbe stato troppo lungo e avrebbe aperto la porta a troppe incognite (… compreso il fatto che quel che veniva concesso ad uno avrebbe poi dovuto essere concesso a tutti…)

 

 

L'Accordo di Programma

ed il Percorso del "nuovo" progetto                          top

Da tutti questi elementi, è nata la strada che attualmente si sta percorrendo:

  1. si presenta il "nuovo" progetto al VIA per attivare l'esame del progetto ovvero la procedura di valutazione (primavera 2002);

  2. nel frattempo si "fa partire" l'Accordo di Programma e lo si predispone "come se" tutti i documenti necessari fossero in regola (primavera-estate 2002);

  3. si inseriscono in esso gli aggiustamenti che l'esame del progetto evidenzia, comprese le necessarie "deroghe" a PTP e "varianti non sostanziali" a PRGC, nonché accordi e convenzioni tra i vari soggetti (estate 2002);

  4. lo si fa approvare prima al Consiglio Comunale di Courmayeur (settembre 2002 e, a seguito di osservazioni pervenute, febbraio 2003) e poi al Consiglio Regionale (in un "prossimo" futuro), definendo così due atti che sanciscono senza ombra di dubbio una duplice precisa volontà politica delle due istituzioni interessate, ma che non possono ancora rendere operativo l'Accordo perché non tutti i pareri - quali quello del VIA e collegati - a questo punto della procedura sono ancora stati espressi e dunque acquisiti;

  5. si presenta "il pacchetto" dell'Accordo approvato alla Commissione del VIA (che intanto ha tenuto in sospeso la formulazione di un parere in attesa proprio delle due approvazioni del punto precedente) la quale, a questo punto, viene chiamata a valutare la compatibilità dell'opera non con le leggi (quelle "uguali per tutti"), ma con le opportune e "speciali" e "particolari" deroghe predisposte appositamente per l'opera in oggetto con l'Accordo;

  6. si acquisisce il parere - a questo punto, quasi "inevitabilmente" (!!!) favorevole del VIA;

  7. si sottopone l'Accordo alla firma del Presidente della Giunta che lo rende "operativo";

  8. si procede con le ratifiche Istituzionali;

  9. si parte con le progettazioni esecutive e si va verso la realizzazione dell'opera … altrimenti impossibile

Possiamo anche provare a fare uno schemino per spiegarci meglio                            top

PROCEDURA TRADIZIONALE

 

       E laborazione progetto

       │                           

       │               Presentazione al VIA

       │                           

       │         Valutazione delle compatibilità

       │                    con le norme

       │                           

       │             Parere del VIA

       │               ↓     ↓

       negativo     positivo

Approvazione del progetto

da parte delle Istituzioni

Accordo di programma

Firma del Presidente della Giunta Reg.

Ratifiche Istituzionali

Progetto esecutivo

Realizzazione dell'opera

 

"PROCEDURA DOLONNE"

 

     │   Elaborazione progetto

     │                              

     │              Presentazione al VIA

     │                              

     │       sospensione del Parere del VIA

     │                

     │                

     │                 │                Accordo di programma  

     │                 │             (comprensivo delle deroghe

     │                                                 

     │                 │         Approvazione delle Istituzioni

     │                                

     │                   Parere del VIA

     │                         ↓

        negativo     positivo

Firma del Presidente della Giunta Reg.

Ratifiche Istituzionali

Progetto esecutivo

Realizzazione dell'opera

 

 

Capito???

La sostanziale differenza fra le due strade sembra stare nel fatto che, mentre nel procedimento "tradizionale" il ruolo del VIA risulta essere principalmente quello di controllore del progetto, in quello messo a punto "per" e "con" Dolonne il ruolo di questo ufficio si sposta verso una identità di consulente.

 

 

La fine dello Stato di Diritto?                                      top

Quanto fin qui sommariamente riassunto è ciò che c'è prima e dietro il presente della "vicenda" di Dolonne, che qualcuno si ostina a definire "telenovela" (in ragione della sua "storicità", visto che tutto cominciò il 21 dicembre 1998) ma colorandola, così, di una natura di "finto problema" che troppo "finto" non sembra poi essere.

E questo è ciò che c'è prima e dietro la delibera del 25 febbraio 2003 con cui la maggioranza di Courmayeur ha approvato l'Accordo di Programma.

E adesso?

Quando anche gli ultimi passaggi della procedura, così come l'abbiamo ricostruita, saranno compiuti, si arriverà alla realizzazione e all'entrata in funzione dell'impianto (che - come ha affermato il vicesindaco di Courmayeur Ennio Mochet - «è prevista per l'inverno 2005» - … 7 anni dopo (n.d.r.) …- «sempre che- ha sottolineato - non ci siano altri "intoppi", quali ricorsi, osservazioni o problemi di questo genere, che farebbero perdere altro tempo»).

Ma soprattutto si sarà definitivamente sancita la … "non perentorietà" dei vincoli di legge; neppure di quelli definiti dal legislatore come "cogenti e prevalenti" (art. 40 del PTP)

Il "Caso Dolonne", in cui, «per la prima volta - come dichiarato ancora dal vicesindaco di Courmayeur - si è dato vita ad un Accordo di Programma così complesso»…(!!!)… farà giurisprudenza; diventerà punto di riferimento in ogni occasione in cui, pur di arrivare alla realizzazione di un intervento "impossibile", risultasse necessario operare forzature interpretative delle normative vigenti.

È chiaro che questa "complessità" potrà essere attivata solo in casi "eccezionali", e non certo per una qualunque pratica di un qualunque privato cittadino; per poter sperare di "stringere" (o "co-stringere") in un Accordo di questa natura tutti gli enti, gli uffici e le istituzioni necessarie, bisognerà essere dei soggetti sufficientemente "potenti" (o "pre-potenti").

Ma in ogni caso il dato è che la "Procedura Dolonne" rende legittimo il fatto che il PTP, per qualcuno ed in certi casi, non sia inviolabile nemmeno in quelle sue parti che dovrebbero risultare le più vincolanti ed invalicabili, in quanto espressione dei principi base e dello spirito stesso della legge.

Legale e legittimo può darsi (anche se qualche dubbio resta); ma è anche morale?

Forse, a molti, potrà sembrare ingenuo ed inutile "scandalizzarsi" di questo genere di cose; forse certi considereranno addirittura "giusto" che ciò possa avvenire; altri ancora, magari, riterranno che non si tratti poi di una forzatura così grave; forse ci saranno diversi che si potranno accontentare di un giudizio di legalità e/o legittimità per farne discendere anche uno di "moralità'.

Ma non è il nostro caso.

Noi crediamo che la strada individuata e approvata per arrivare comunque ed in ogni caso alla realizzazione di questo progetto per l'Impianto di Dolonne, segni, con una violenza inaudita, un passaggio cruciale verso la fine dello Stato di Diritto, quello, per capirci, per cui "la legge è uguale per tutti" e "tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge" (Costituzione della Repubblica Italiana)… un altro passo dentro quel mondo in cui … "i maiali sono più uguali degli altri" ("La fattoria degli animali" di G. Orwell).

Niente male per una "telenovela", per un "finto problema".

 

 

La fine della dignità dell'Autonomia?                       top

Ma anche se tutto ciò dovesse poi risultare una forma applicativa piuttosto generalizzata della normativa, anche se la "Procedura Dolonne" dovesse diventare la procedura tradizionale, potremmo considerare rientrato un giudizio negativo e preoccupato sulla vicenda?

Noi crediamo di No.

Non possiamo infatti dimenticare che il PTP è una legge regionale frutto delle precipue competenze primarie sancite dallo Statuto dell'Autonomia del 1948 (vedi art. 2).

La "pianificazione" e "gestione" del territorio, del suo utilizzo e della sua tutela sono gli oggetti della legge del PTP, che nel suo complesso dovrebbe essere considerato lo strumento principe per definire gli indirizzi generali che la Regione Autonoma Valle d'Aosta si è data solo pochi anni fa.

Se da allora qualcosa è cambiato in termini di volontà e di indirizzi politici complessivi, perché non si è proceduto ad impostare una riforma del PTP, una revisione dello stesso utilizzando gli strumenti previsti dal legislatore e propri di una realtà democratica, tra i quali la possibilità un appropriato dibattito istituzionale?

Nessuna legge è eterna e immutabile, ma il modo, la forma con cui la si cambia non possono essere considerati irrilevanti nel formulare dei giudizi morali, etici e politici.

La "breccia" aperta nel PTP con la "Procedura Dolonne" - che aggira ("raggira"?) lo spirito stesso della legge, sancendo la possibilità di scavalcamento delle norme "cogenti e prevalenti" - appare, ai nostri occhi (ma speriamo non solo ai nostri) gravissima.

Di fatto si "legittima" un "nuovo" PTP, più malleabile, meno vincolante, più derogabile, senza che questa trasformazione "sostanziale" sia stata dibattuta dal Consiglio Regionale che l'aveva voluto altrimenti.

Partendo dalla volontà (necessità?) di addivenire a tutti i costi alla realizzazione di una (e una sola) infrastruttura privata, si arriva a individuare un percorso che consente di "violare" il cuore (le norme "cogenti e prevalenti") di una delle più mature espressioni dell'esercizio dell'Autonomia.

Se "Maîtres chez nous" vuol dire questo, è questo che si intende per dignità e democraticità dell'Autonomia Valdostana?

Se si arriva a "forzare" le "proprie" leggi, a piegarle ad interpretazioni così poco rispettose del loro spirito e dei loro principi, come si può continuare a reclamare rispetto dagli altri per una Autonomia che si prende così poco sul serio da sè?

 

 

"L'Ultima Pallottola"?                                                top

E da qui prende le mosse un ultimo aspetto di questa vicenda che è bene, crediamo, mettere in evidenza.

Il territorio della Valle d'Aosta, come tutti sappiamo, è al centro dell'attenzione di soggetti che in fatto di "potenza" (o "pre-potenza") non sembrano conoscere limiti.

La storia del Traforo del Monte Bianco, la "questione" del traffico pesante, come quella (più antica ma "connessa") delle grandi infrastrutture per i trasporti (comprese le ferrovie vecchie, nuove e … ipotizzate), è piena di elementi che ci dimostrano come questo "carrefour" che è la nostra regione, sia da troppi considerato molto poco "nostro".

Il PTP è (o era?) uno strumento forte da opporre a tutti quei soggetti che dall'esterno intendono definire cosa deve essere fatto del territorio valdostano e come deve essere usato; "nel" e "col" PTP, le Istituzioni della Regione Autonoma Valle d'Aosta sanciscono (sancivano?) i limiti "inviolabili" della gestione e dell'uso del suo territorio.

E da questo punto di vista la "Procedura Dolonne", a nostro avviso, anche se non illegittima (???), é quantomeno pericolosa, perché certifica che in determinati casi quali la presunta "pubblica utilità" anche (la formula è esplicitamente utilizzata nell'Accordo di Programma per Dolonne), di opere di natura privata, non c'è vincolo che possa tenere.

Alla luce di queste considerazioni cosa potrà accadere quando Berlusconi, Lunardi, Benetton o chi per loro verranno a parlarci di raddoppio del Traforo del Monte Bianco?

E stiamo molto attenti a non farci ingannare dalle "risposte" facili; non si tratta di una questione di "politica" di centro-destra o di centro-sinistra, dal momento che il primo a parlare del raddoppio come di una necessità inevitabile, fu Nerio Nesi (esponente dei Comunisti Italiani), in qualità di Ministro dei Trasporti del Governo D'Alema, sostenuto da soggetti politici quali l'Ulivo, i DS e i Verdi.

Cosa risponderanno loro, a difesa del Territorio del Monte Bianco, le nostre Istituzioni, i nostri partiti regionalisti e autonomisti, oggi tutti pronti e compatti nell'approvare l'Accordo per Dolonne …?

Cosa opporranno ad un tale disegno?

Un PTP "violato", fragile, "minato" quale quello che uscirà dalla vicenda di Dolonne?

Cosa potranno fare a quel punto i valdostani, quando sarà ormai troppo tardi, quando "i decisori" avranno già deciso, per contrastare la realizzazione di una infrastruttura che ci sarà presentata come inevitabile in nome dei "superiori interessi nazionali e internazionali"?

Si ricomincerà con i coordinamenti, le manifestazioni, i presidi, nonché le proteste, le indignazioni, le risoluzioni istituzionali e via dicendo?

Se la coerenza fosse un elemento costitutivo dell'agire, oggi dovremmo trovare tutti coloro che dicono di voler difendere la Regione, il Territorio del Monte Bianco e "l'Autonomia" dall'arroganza di Lunardi, schierati contro l'Accordo di Programma per Dolonne, cioè contro l'arroganza dei "piccoli Lunardi" di casa nostra.

Ma non è così.

La stessa maggioranza del Consiglio Comunale di Courmayeur che con una mano vota risoluzioni mozioni, ordini del giorno per la riduzione del traffico pesante, per la difesa e la tutela del territorio, con l'altra approva l'Accordo di Programma per Dolonne che, minando alle radici la solidità del PTP, ne fa carta straccia di fronte alla futura (e sicura) minaccia del raddoppio del Traforo.

E analogamente sembra preparasi a fare la maggior parte dei Consiglieri Regionali.

Diceva Francesco Guccini: "Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà…"

Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non serve a nulla, e la vicenda della riapertura del Traforo lo dimostra, e scandalizzarsi e infervorarsi senza essersi impegnati per tempo a fortificare la porta della stalla (anzi avendo fatto molto per minarla) è addirittura ipocrita.

Il momento della scelta è adesso.

Adesso si deve decidere cosa si vuole fare ed essere; costi quel che costi.

Adesso si deve decidere cosa è "vitale" per la salvaguardia presente e futura del territorio della Valle d'Aosta, della comunità, della dignità della Regione.

Nel 1938, due padri di famiglia discutevano delle loro scelte e il primo affermava «Ho preso la tessera del "partito" perché ho dei figli e mi devo preoccupare del loro futuro». E l'altro gli rispondeva «NON ho preso la tessera del "partito" perché ho dei figli e mi devo preoccupare del loro futuro»

Noi, come sempre, come facciamo da tempo, sentivamo il dovere di esprimere e condividere le nostre analisi e le nostre considerazioni, nella convinzione che unicamente la circolazione delle informazioni può far maturare quella coscienza che sola produrrà una vera e condivisa "crescita" della nostra comunità.

Nella vicenda di Dolonne (come in altre) sin dall'inizio ci siamo schierati contro quelli che ritenevamo dei pericoli, degli abusi e delle strumentalizzazioni, impegnandoci, spendendoci e restando sempre e solo dalla parte della Valle d'Aosta e dei Valdostani.

Nel nome di ciò (e solo di ciò) abbiamo portato avanti battaglie e abbiamo preso le distanze da percorsi e processi in cui non credevamo o non credevamo più.

Sappiamo che tutto quanto contenuto in queste pagine sarà fatto oggetto di polemiche e/o strumentalizzazioni, e vorremmo poter fare qualcosa perché ciò non accadesse, ma non è possibile.

Le settimane che ci separano dalle Elezioni Regionali, come da tempo già accade, vedranno salire e scendere da "carri" più o meno convenienti, soggetti (individuali e collettivi) che con disinvoltura passeranno da un SI ad un NO (e viceversa) senza dare spiegazioni e confidando nella precarietà della memoria.

Ma noi abbiamo memoria e confidiamo, con i nostri lavori, di poter contribuire a rendere più forte quella dei nostri concittadini.

Courmayeur 2 marzo 2003                                      Luisa Aureli Bergomi ed Eligio Milano